Libero tra le sbarre di Teresa Guitièrrez de Cabiedes

Il libro che proponiamo alla lettura è “Libero tra le sbarre” di Teresa Gutiérrez de Cabiedes. In questo tempo di pandemia e di lock-down, la lettura di questo libro mi ha aiutato a vivere il momento serenamente e a desiderare la libertà che Van Thuan ha conquistato, non una volta liberato dal carcere, ma vivendo ciò che ha vissuto in carcere.

Il romanzo racconta la storia del vescovo ausiliare della diocesi di Saigon, Van Thuan che ha passato 13 anni nelle prigioni vietnamite; la vicenda di Van Thuan si può dividere in 3 momenti: un avvenimento, quello che c’è prima dell’avvenimento e quello che c’è dopo questo avvenimento.

Il prima è raccontato nei primi capitoli del libro. Van Thuan il 23 aprile del 1975, poco prima della caduta di Saigon, viene nominato arcivescovo coadiutore della città. Questa nomina è osteggiata dal nuovo governo comunista che in tutti i modi invita Van Thuan a non accettarla. Già dalla prime pagine del libro si intuisce la figura di Van Thuan che, sollecitato dal suo vescovo a scappare, risponde: “A che serve conservare la vita se non posso compiere la missione per cui sono nato?”. Il 15 agosto viene convocato e poi arrestato con l’accusa di tradimento. Nell’aletta della copertina vengono riportati i momenti più salienti del primo interrogatorio di Van Thuan: “Si fece un silenzio denso, interrotto solo dal volo di un moscone che attraversava l’ambiente soffocante dell’ufficio. – Nguyen Van Thuan – continuò solennemente l’ufficiale – ti abbiamo fatto portare qui perché sei colpevole di aver causato problemi al Governo del popolo sovrano del Vietnam. Sei accusato di propaganda imperialista e di essere un infiltrato delle potenze straniere – infierì senza neanche respirare, come se stesse magnificamente interpretando un copione. – L’ultima cosa che voglio è tradire il mio paese, per il quale ho vissuto e per il quale desidero continuare a vivere … – Thuan inghiottì saliva – con tutte le mie forze. – il 23 aprile scorso sei stato nominato capo della tua Chiesa a Ho Chi Minh City. Oggi è il 15 agosto. In questi 3 mesi ti abbiamo avvertito, attraverso vari messaggeri, perché non accettassi l’incarico. E ci hai disobbedito. – Non posso abbandonare il mio popolo. Chi mi ha nominato mi ha mandato a compiere una missione spirituale tra questa gente. Abbandonerò l’incarico solo se lui me lo ordinerà.

Da questo momento e per tutto il suo periodo di prigionia è presente il generale Tu Ha che lo perseguita, ma è anche il primo a registrare tutti i cambiamenti di Van Thuan. Per 13 anni tenterà di far firmare una confessione di tradimento a Van Thuan. Il governo si trova nell’impossibilità di uccidere Van Thuan per le conseguenze politiche internazionali che causerebbe, però non lo possono far andare via senza una confessione che tentano di estorcergli per tutto il periodo della detenzione. Si rendono conto che per riuscire nell’intento devono mettere Van Thuan in fallo, che per farlo desistere lo devono far disperare. L’uomo che per tutti i 13 anni ha questo compito, poi diventerà uno dei migliori amici di Van Thuan, lascerà l’esercito e cambierà completamente vita.

L’avvenimento è raccontato nei capitoli 16-17 del libro che, a parer mio, sono i capitoli centrali del libro. L’autrice scrive (cap. 16 pag. 65): “Adesso il tiranno aveva sopraffatto tutti i suoi sforzi e la sua abnegazione.” In questo momento Van Thuan è solo, disperato, chiuso da mesi in un buco ricoperto dai propri escrementi, in una situazione psicofisica devastante. Si trova in questa situazione disperata e scaturisce dal suo cuore questa domanda “Perché non mi ascolti, Dio mio?” e da qui parte un bellissimo dialogo tra Van Thuan e Dio e nella parte centrale di questo dialogo Dio dice (pag. 68): “François, quello che hai fatto è grande. E tutte queste opere sono opere di Dio: anche se non sono Dio. Tu pensavi di lavorare per me; però ero io che lavoravo in te.” E lui gli risponde “Mio Signore, mio Dio” e Dio prosegue “Ti lamenti di non poter lavorare per me. Perché non mi lasci i tuoi progetti? Ami me o le opere che fai per me?” Questo è quello che capitò a Van Thuan: lo cambia e lo cambia per sempre e stravolge anche tutta la sua prospettiva: sente veramente suo l’insegnamento del Signore che dice “Se io non mi faccio servo vostro voi non potete fare nulla, voi non potete cambiare perché sono io che faccio le cose.” E chi interroga Van Thuan il giorno dopo ha evidente il cambiamento. Il capitolo 17 si conclude con queste parole “Il velo delle tenebre si era squarciato, e adesso, nel buio, scintillava nuovamente una speranza indistruttibile, malgrado l’umidità soffocante della cella gli ricordasse, caparbia, che una minaccia pendeva sulla sua vita”. Da questo momento in poi la presenza di Gesù in Van Thuan è lampante, è come se non ci fosse un intermediario tant’è che riesce a generare un popolo nei campi di concentramento in cui vive. Non c’è spazio per raccontare oltre il libro, per cui vi invito a leggerlo, troverete pagine di un’emozione, di una forza tale che non potrà non nascere in voi il desiderio di vivere lo stesso cammino spirituale vissuto da Van Thuan. Il racconto si conclude con la liberazione di Van Thuan e con queste parole al suo cardinale. “Can, fratello, desidero ringraziare il nostro Dio insieme a te. Non so cosa sarà di me. Probabilmente mi concederanno il passaporto e poi mi negheranno l’ingresso. Forse mi rimetteranno in prigione. Forse…il volto di Van Thuan si tinse di angoscia ma, in pochi secondi, cominciò a trasfigurarsi di beatitudine – ma tutto ciò che succede è protetto da Dio. Niente e nessuno potrà usurparmi la libertà. Niente e nessuno riuscirà ad impedire che Lui mi ami, che mi doni di poter amare. Possono uccidermi, ma non uccidere l’Amore che c’è nel mio cuore.”

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