Il Professore e il Terrorista

Il libro è il carteggio tra Arrigo Cavallina, uno dei fondatori dei Pac – proletari armati per il comunismo – che negli anni 70 concentravano i lori attacchi verso il sistema carcerario e i suoi esponenti, in carcere per terrorismo e il suo ex professore Cesare Cavalieri direttore della rivista Studi Cattolici e delle edizioni Aires.

Tutto nasce dalla prima lettera inviata da Cesare Cavalieri il 16 aprile 1984, quando tra gli imputati al processo “7 aprile” riconosce il suo ex-allievo di cui aveva stima e che ai tempi considerava amico anche se non ne condivideva le posizioni politiche. Gli scrive e conclude la sua lettera con la frase” Sappi che non sei solo”.  La lettera raggiunge Arrigo in un momento in cui ha già iniziato un percorso di riconoscimento degli errori fatti, di dissociazione, di presa di coscienza delle proprie responsabilità, del male fatto agli altri e a sé stesso. Nella sua risposta a Cavalieri dice “E’ assolutamente paradossale, soprattutto pensando alle privazioni di questa vita e alla prospettiva di non uscirne più, eppure ho la persuasione di “realizzarmi”, di crescere, in un certo senso di gioire più adesso che in tutti gli anni da quando ci siamo persi di vista”. Da qui nasce un carteggio lungo oltre 30 anni intenso in cui i due si raccontano la vita, le speranze i libri che affrontano. Fin dall’inizio del carteggio Cavalieri invita Cavallina ad un passo importante che è il sacramento della confessione: “La tua lettera è intrisa di dolore, e il dolore non è mai vano. Adesso ti accorgi di aver commesso degli sbagli, e anche gravi: il dolore che ne provi è già purificazione, ma hai bisogno di sentirti perdonato. E chi può perdonare, se non Dio solo? Questo è il punto, carissimo Arrigo. Occorre riannodare, ripristinare il tuo rapporto con Dio, perché è Lui che tu hai colpito, direttamente o in te stesso o negli altri. È Lui che deve perdonare e non desidera altro che farlo”.

In una requisitoria il PM dice di Cavallina “Non c’è niente da salvare della vostra vita, è solo miseria e sangue”, ma Cavalieri ricorda in un’intervista S. Paolo grande persecutore dei cristiani che convertitosi suscitava diffidenza nei suoi antichi avversari. Gli apostoli garantirono per lui, ma San Paolo fu in grado di dare prova della sua conversione Cavallina ad un certo punto scrive:”..Si preferisce guardare l’io passato con rancore, con l’ostilità del nemico che ha fatto del male ad altri e continua a farne a noi, piuttosto che accettare la continuità della persona e darsi spiegazione di quell’uso sbagliato della libertà…la necessità di riconquistare l’unità adulta della persona superando positivamente la parte sbagliata e senza portarsi dentro un lago nero attribuendo ad altri l’orrore del fondo invisibile”. Insomma, a nessuno deve essere precluso il perdono, la possibilità di una nuova nascita. Ma il passato non va cancellato ma affrontato e risolto e la propria vita, va presa sul serio guardando con onestà il bisogno ultimo che tutti abbiamo di amare e di essere amati. 

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